
Sono passati dieci anni da quando venne proposto un dominio specifico per i siti porno, ovvero un "marchio" che indicasse univocamente i siti web il cui contenuto poteva essere considerato per soli adulti.
Solo oggi – però – l'Icann (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) ha dato il suo nulla osta per l'adozione di un dominio specifico ad uno e consumo dei siti porno.
Per molto tempo – infatti – l'idea di assegnare un marchio identificativo ai siti a contenuto hard appariva troppo ghettizzante e – pertanto – contrario ai principi di libertà che regolano la vita sul web. Ma le richieste da parte degli utenti per la certificazione del dominio .xxx si facevano sempre più pressanti e non era più possibile continuare a rimandare la decisione.
Il nulla osta del Icann dovrebbe consentire l'avvio del processo che – da qui a pochi mesi – condurrà alla definitiva commercializzazione del dominio .xxx che si candida a diventare uno dei più utilizzati della rete.
La pornografia sul web – infatti – è un mercato particolarmente fiorente. I cybernauti spendono circa tremila dollari al secondo in contenuti per adulti e la parola "sex" raccoglie – da sola – il 25% delle ricerche.
Non tutte le aziende che si occupano di siti porno - però – sembrano felici di questa "conquista", sono in molti – infatti – a temere che il "dominio speciale" possa trasformarsi in un ghetto che farà fuggire gli utenti anziché attirarli.
Appare tutt'altro che scontata – quindi – l'acquisizione del dominio da parte di tutte le aziende dell'industria della pornografia.
Del resto sono in molti ad occuparsi di contenuti hot, molti affrontano tematiche pornografiche solo in maniera collaterale, qualcuno lo fa con piglio decisamente ironico – come abbiamo più volte scritto, specie in merito all’argomento YouTube hard – e appare difficile immaginare che queste aziende vorranno identificare se stesse in base ad una dicitura che assegna un marchio specifico e piuttosto limitante, per quanto decisamente remunerativo.